Gastronomia Teramana, capolavoro di Rino Faranda fra cucina e poesia


Prima di parlare del libro “Gastronomia Teramana”, uscito per la prima volta nel 1977, e del suo straordinario autore, Rino Faranda, dobbiamo ringraziare chi questo libro ce lo ha fatto scoprire, fornendoci anche i materiali necessari alla redazione del presente articolo. Si tratta del nostro lettore Silvio Coppola che, segnalandoci il volume, ci ha aperto una finestra eccezionale su quello che, a buon diritto, può essere considerato un vero e proprio classico della cucina regionale abruzzese. “Gastronomia Teramana”, in fondo, ha stabilito un canone, diventando un punto di riferimento prezioso per chi vuole conoscere la cucina di questa porzione di territorio abruzzese.

Rino Faranda, docente e filologo

Rino Faranda arrivò a Teramo da Messina, città in cui era nato nel 1922, nell’immediato dopoguerra. Fino alla sua morte, avvenuta a Ortona (CH) nel 2002, non lasciò mai più l’Abruzzo. Filologo, docente di Latino e Greco nel Liceo classico di Teramo, saggista, traduttore e narratore, Rino Faranda è ricordato anche per autorevoli traduzioni per i tipi della UTET di Torino, come l’Institutio Oratoria di Quintiliano (1968). Il rigore filologico, in lui, andava di pari passo con la curiosità e la meraviglia di conoscere, di percorrere i sentieri affascinanti del linguaggio e delle tradizioni. “Gastronomia Teramana” è nata dalla stessa curiosità e dalla stessa meraviglia del filologo, che nei piatti del territorio ha riconosciuto un vero e proprio unicum culturale e culinario.

La cucina teramana come un bosco sacro di civiltà e tradizioni

Man mano che mi vi sono addentrato ho avvertito di aver attinto le soglie di un bosco sacro di civiltà e di tradizioni: ho rivissuto, ad un certo punto, per una sorta di incantesimo, la vita agricola e pastorale di questo splendido Abruzzo, sì che le dimensioni e l’anima della raccolta si sono ingrandite e nobilitate”. Così scriveva Faranda nella Premessa alla “Gastronomia Teramana”, pubblicata dalla Cassa di Risparmio di Teramo. Per sua stessa ammissione, l’Autore aveva interrogato certamente osti e cuochi di professione, ma soprattutto “nonne, madri e mogli teramane di ogni casta e ceto”. Solo così poteva prendere forma una vera e propria summa della cucina teramana, un libro in cui la filologia si è prestata alla magia del cibo che rivela la sua cultura e, con essa, i suoi misteri.

“Gastronomia Teramana”, le ricette

“Gastronomia Teramana” è un ricettario rigoroso, ma non scolastico. Dalle ricette emerge l’antica sapienza accumulata in secoli di cucina, tramandata di madre in figlia, di spianatoia in spianatoia. La cucina teramana affiora nella sua schietta autorevolezza, nella decisione dei suoi sapori, ma anche nei segreti mantenuti: “Naturalmente non sempre mi è stato possibile avere dati esatti circa le dosi: gelosia e riserbo sono, in casi del genere, giustificati”, scriveva Faranda. E nonostante questo, pagina dopo pagina, la cucina Teramana si svela attraverso i Maccheroni alla chitarra, Le “virtù”, le Scrippelle “’mbusse”, la Capra alla neretese, le Mazzarelle alla teramana e tantissimi altri grandi classici. Ingredienti, dosi, procedimento, sono esposti in maniera semplice, cadenzata, ritmica. Come una poesia.


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