I giorni della merla in Abruzzo e l’inverno senza neve


Un anno fa, durante i giorni della merla, l’Abruzzo aveva da poco finito di contare i suoi morti. Le nevicate eccezionali di inizio gennaio, l’incuria colpevole delle istituzioni, la mancanza di organizzazione della macchina regionale, l’imperdonabile superficialità di chi doveva vigilare e prevenire, erano culminate nella tragedia di Rigopiano, lasciando inoltre paesi e contrade allo stato di abbandono, senza luce, senza possibilità di comunicazione. In pochi giorni l’Abruzzo era balzato indietro di decenni. Forse di secoli. La neve faceva paura. Talmente tanta paura che, a distanza di poco più di un anno, questi giorni della merla così tiepidi e assolati sembrano quasi una richiesta di scuse da parte della Natura, in realtà unica incolpevole, rispetto a quell’orrore.

Gennaio 2017, una ferita incurabile

La ferita di un anno fa è incurabile. Quando smetterà di sanguinare non si trasformerà in una semplice cicatrice, ma in uno sfregio eterno. E la neve continuerà a infestare gli incubi con la stessa intensità con cui, prima del gennaio 2017, cullava i sogni. Non mi sono mai piaciuti gli inverni senza neve. Quando ero ragazzina la neve cominciava a cadere già a ottobre. Arrivava in silenzio, di notte, e al mattino il mio mondo si svegliava vestito di bianco. Niente era più dolce che alzare la serranda della camera da letto, vedere il bosco e la collina ammantati e tornare fra le coperte senza rimorsi. La neve, quella degli inverni canonici, quella docile e discreta anche se cadeva per giorni, regalava la consapevolezza ancestrale che non eravamo noi a comandare. Ci ricordava che era la Natura la padrona del tempo. La Natura, non il lavoro, o la scuola, o gli impegni, o l’orologio.

La neve che non c’è

Certo, io vivevo in un piccolo paese in collina, la vita era più semplice, il bosco sotto il balcone e il mare che si vedeva all’orizzonte non mi facevano perdere nemmeno una stagione, neppure una sfumatura, neanche un profumo. Oggi, quando arrivano, le nevicate sconvolgono il mondo che non è più preparato, perché non è più così incline a farsi comandare. Oppure la neve non arriva affatto. Mi dispiace soprattutto per i bambini. Soltanto loro, e quelli che sono ancora come loro, riescono a vedere nella neve una magia, una fiaba, e non un fastidio. Oggi la neve bisogna andare a scovarla sulle piste da sci, e sempre ben protetti, perché l’inverno può diventare molto pericoloso. Andare a cercare la neve, però, non è come quando lei ti viene a trovare. Questi giorni della merla così miti, questo inverno senza neve, sono il segno che tutto è cambiato. La neve, forse, ha perso l’innocenza. E noi, probabilmente, abbiamo perso lei.


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