Abruzzo magico e misteri: le fate


La natura è un regno in cui l’uomo non è che un ospite come tanti altri. E quanto più la natura è rigogliosa, tanto più accoglie esseri visibili e invisibili. L’Abruzzo magico, con le sue foreste, i suoi boschi, le sue montagne, il suo mare selvaggio che lambisce le pinete, non è solo un luogo del cuore, ma un ricettacolo di leggende e di misteri che la fantasia popolare ha alimentato nei secoli. Grotte, sentieri di montagna, tronchi di alberi, anche in Abruzzo possono essere rifugio del piccolo popolo e, in particolare, delle fate. Ma attenzione, queste creature leggendarie possono assumere diverse forme ed essere molto capricciose.

I poteri delle fate

Secondo le tradizioni dell’Abruzzo magico, le fate potevano prendere le sembianze di donne comuni. Molto belle e particolarmente virtuose, avevano poteri benevoli ma esigevano grande rispetto. Fra le loro capacità c’era quella di rendersi invisibili e di muoversi nell’aria a grande velocità. L’Abruzzo magico è lo spazio in cui i nostri avi collocavano le loro speranze e le loro paure, proiettando il male e il bene in figure fantastiche. L’eterna lotta fra streghe e fate rappresentava i poli estremi dell’esistenza. Forse chi ci ha preceduto aveva una maggiore capacità di sentire, di individuare la bellezza della natura in maniera semplice e poetica. Gli anziani raccontano che le fate amavano sostare fra le foglie, vicino ai corsi d’acqua. Per questo era usanza, riposandosi all’ombra di un albero, dire “bbòn giòrn a le fate!”.

Il ruolo delle fate in Abruzzo

Guai raccogliere avanzi di cibo trovati fra gli alberi o bere dalla sorgente senza chiedere permesso alle fate, perché queste si sarebbero offese e avrebbero sicuramente trovato il modo di punire il visitatore invadente. Le fate si collocavano nella sfera soprannaturale, svolgendo un ruolo benevolo di mediatrici. Vivevano nell’universo magico che accoglieva anche il Mazzamurello e la Pandafeche, ma erano meno ambigue. L’Abruzzo magico era reale, perché semplici e genuine erano le intenzioni di chi raccontava storie di fate, streghe e folletti. Accanto al camino o sotto un albero d’estate, quei racconti trasportavano l’ascoltatore in un luogo in cui tutto era possibile e in cui esistevano vari livelli della verità. Un luogo in cui si poteva ancora immaginare. E sognare.


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