Pandafeche, la strega che paralizza nel sonno


Stiamo dormendo, quando all’improvviso sentiamo un senso di oppressione sul petto. Non riusciamo a respirare, non possiamo muoverci. Siamo paralizzati e terrorizzati: su di noi incombe una figura che non ha niente di umano. Secondo la tradizione abruzzese e marchigiana, responsabile della nostra paralisi notturna è la Pantafeche, o Pantafrica, oppure Pantafica, a seconda delle zone in cui si manifesta. La Pantafeche è una figura di donna spettrale ma al tempo stesso molto materica, perché riesce a immobilizzare la sua vittima e, a volte, anche a farle del male con il suo muso lungo e appuntito. Ha un vestito bianco e occhi demoniaci.

Pandafeche in Abruzzo

Persino la scienza ha dovuto fare i conti con la Pandafeche in Abruzzo, e con le sue varianti in giro per lo Stivale. Nel luglio del 2015, infatti, un comunicato stampa dell’Università di Padova titolava “Paralisi del sonno? È colpa della Pantafeche”. Il comunicato asseriva che gran parte della popolazione italiana attribuiva la paralisi del sonno a figure sovrannaturali, come appunto la Pantafeche. Questa figura spettrale non lascia scampo, non permette alcun tentativo di ribellione, ma ha due punti deboli: ama il vino e ha la mania di contare. Perciò, se siete stati attaccati dalla Pantafica, la notte successiva tenete accanto al letto un fiasco di vino. In alternativa, potete mettere dietro la porta una scopa con tante setole, oppure un sacchetto di legumi: la Pantafeche conterà fino all’alba, quando il sole la dissolverà. Le nostre nonne consigliavano anche di tenere sul comodino una Bibbia: la strega sarà costretta a leggerla fino al termine della notte.

La Pandafeche e il gatto

In alcune zone dell’Abruzzo, come a Pescomaggiore in provincia dell’Aquila, la Pandafeche è un gatto, o meglio un fantasma che assume le sembianze di un grosso gatto nero. Non è un caso che le due entità siano collegate, visto che il gatto nero ha una forte valenza oscura e magica. In molte zone dell’Abruzzo, come il Vastese, alcuni hanno raccontato che la loro paralisi del sonno fosse stata provocata proprio da un grosso gatto. Qualcuno, addirittura, ha riferito di aver trovato segni di artigli sulla testata del letto. Che si tratti di realtà o di immaginazione, ciò che la fantasia popolare identifica nella Pandafeche è responsabile di un fenomeno psichico preciso, che assume connotazioni talmente reali da togliere il fiato. Però,come in ogni incubo, tutto finisce all’alba. Le storie della Pantafeche sono fra le più affascinanti da ascoltare d’inverno accanto al camino, dalla bocca dei nonni. Tanto loro hanno sempre un rimedio per tutto. Ci trascinano nel loro mondo in cui tutto è rassicurante e saggio, anche la paura.


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