Ferratelle, fra sapori e ricordi


Ho un ricordo legato alle pizzelle, come le ho sempre chiamate, o ferratelle, come sono più conosciute. Era una mattina d’estate, nella settimana che tradizionalmente trascorrevo dai miei nonni materni insieme con mio fratello e mia sorella, in campagna. Faceva caldo, la notte non si dormiva, le zanzare mi mangiavano viva. Quella mattina mi ero svegliata presto. Forse a svegliarmi era stato proprio un profumo, non so. So solo che, arrivata in cucina, ho trovato mia nonna di spalle, che stava preparando le pizzelle. Sul tavolo c’erano già due pile di pizzelle fumanti, mentre lei continuava a toglierle dal ferro. Io cominciai a mangiarle mano a mano che venivano cotte, una dopo l’altra. E c’era una pace, c’era una frescura, c’era un silenzio, che non dimenticherò mai.

Pizzelle abruzzesi, tanti nomi, tante forme e un sapore unico

Per restare sulla scia dei ricordi personali, ho trovato una ricetta delle pizzelle abruzzesi in un vecchio quaderno, nella casa dei miei genitori. Poche righe, su cui c’era scritto semplicemente che, per ogni uovo, andavano aggiunti un cucchiaio di zucchero e due cucchiai di olio. Chi ha scritto l’annotazione aveva solo bisogno di fissare la giusta proporzione fra i principali ingredienti, perché sapeva benissimo di dover aggiungere anche la farina e il limone grattugiato, nella quantità necessaria per ottenere un impasto denso, ma non troppo, da cuocere nel ferro. Ed è proprio dal ferro incavato e a doppia piastra, rettangolare, a ventaglio o tondeggiante, con trame a rombi o a cancello, che poi l’impasto va versato e cotto sulla fiamma viva per pochi minuti (attenzione a cospargere per bene il ferro con l’olio, altrimenti l’impasto si attaccherà alle piastre e addio pizzelle). Il nome “Ferratelle” deriva proprio dallo strumento usato per prepararle, ma le pizzelle sono conosciute anche come neole, catarrette o cancellate.

Neole abruzzesi e dintorni

Le pizzelle, o ferratelle, o neole abruzzesi, sono caratterizzate da piccole varianti a seconda delle zone in cui vengono prodotte. A Ortona, ad esempio, l’impasto per la neola si realizza aggiungendo il mosto cotto. In alcune zone le pizzelle vengono aromatizzate con il limone, in altre con la cannella oppure con l’anice. A discrezione è possibile aggiungere anche mezzo cucchiaino di lievito per dolci. Le ferratelle generalmente sono morbide, ma esiste anche la variante croccante: basta aggiungere più olio e più farina, quella che “tira” l’impasto. Una volta pronte, queste delizie possono essere sovrapposte e farcite con marmellata d’uva, oppure con crema alla nocciola. Ma anche da sole, le pizzelle hanno il sapore delle cose buone di una volta, la fragranza dei dolci di casa, la capacità di generare ricordi.

 

 


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